avendita

Gli abitanti di Avendita di Cascia: "Abbiamo trascorso le notti m auto senza chiudere occhio in attesa delle tende collettive."
Abitazioni squarciate e tanti crolli. Pure la chiesa non c’è più 

Almeno un centinaio di loro è rimasto li. Da cinque giorni si dorme nelle auto parcheggiate sul campo accanto alla scuola elementare.
"Il nostro paese gioiello è stato spazzato via dal sisma raccontano alcuni abitanti raccolti intorno a un fuoco acceso all'aperto."
Siamo a sei chilometri da Cascia. Avendita, una delle frazioni più note e battute dal punto di vista turistico, si presenta con abitazioni sventrate, collassate, crollate. La popolazione è raccolta tutta in un campo davanti alle scuole elementari (che per fortuna hanno retto): tutto intorno auto parcheggiate dove di notte si è dormito. In mezzo sedie e tavolini sistemati intorno ad un fuoco rimasto acceso tutta la notte. Si respira un'aria di tristezza e di pessimismo, ma si nota anche una grande solidarietà. Un'unione, in un momento difficile per tutti, che colpisce. Una ragazza si avvicina:
"i pasti ce li porterà, tra poco, la protezione civile. Come ci organizziamo? Mangiamo qui, all'aperto in attesa che ci montino una tenda collettiva."
"Con questa giornata - aggiunge il signor Giuliano, pensionato, è meglio mangiare all'aperto, sotto il sole. A parte che il locale del bar è piccolo per contenerci tutti. Andrà bene per i giorni di pioggia e di freddo, quando arriverà. É stata una scossa terrificante quella di domenica."
Le temperature di notte sono già pungenti. Trascorse in auto poi, dove non si chiude occhio sia per la scomodità sia perché la terra continua a tremare senza sosta. Una squadra di vigili del fuoco, arrivata di primissimo mattino da Lodi e formata da nove uomini, si mette subito al lavoro. I vigili cominciano da una palazzina vicino allo spiazzo erboso dove sono ravvolti tutti i paesani. Un vigile sale addirittura sul tetto per controllare stato delle tegole. Nel piccolo giardino di casa, un papà tiene in braccio e si coccola la sua bambina di pochi mesi, sotto un sole splendente. È tranquilla Sara nelle braccia del padre. La madre, Teresa, appare sfiduciata.
"È una bambina sfortunata... Con la situazione che ha trovato appena venuta al mondo."
In realtà il vestitino rosa della piccina è il colore della speranza, della vita, che nonostante tutto, ha la forza di continuare a guardare avanti. La gente è abbattuta ma non molla. Come fa un altro abitante del paese, Alessandro Nardi, pensionato (ex autista dell'Atac a Roma): ha steso su suo terreno una base di cemento.
"Perché la mia casa dentro è inagibile e in qualche modo debbo continuare a vivere. In auto, mi creda, basta e avanza una notte. Di più non si resiste. Ho trovato un amico de L'Aquila che mi cederà la sua casetta di legno e la piazzerò sopra cemento. Per me e mia moglie i 24 mq di spazio saranno sufficienti. Poi penserò agli animali: allevo due maiali, le galline, i piccioni, curo l'orto. Si fa presto a dire vi portiamo al sicuro, lontano da qui. E che facciamo, lasciamo morire le altre bestiole"
Tra i tanti problemi Italo Nardi ne sottolinea uno, importante al momento e in prospettiva.

"Quassù ad Avendita dove nei mesi estivi arrivano non meno di 500-600 villeggianti le aziende telefoniche non hanno ripetitori. Noi possiamo contare solo sulla Tim, che è coperta. Ma chi viene quassù ed ha contratti con altri gestori, si trova isolato. Vorrei mandare un messaggio a tutte le compagnie telefoniche: mettete anche voi i ripetitori. Comunque fate in modo che chi è vostro cliente sia coperto anche quassù: è anche interesse vostro.”

Avendita è una delle frazioni più colpite dal sisma: la chiesa di San Procolo è irriconoscibile. Il campanile si regge per miracolo. Diversi immobili sono crollati, altri hanno retto ma sono danneggiati in modo grave:

"Dentro le case sono irriconoscibili - spiega la signora Marinella - non possiamo entrare neanche per riprendere le nostre cose. Appena dopo il terremoto si è alzata una nebbia di polvere per le macerie. Guardi, non ci sono parole per descriverlo. Da mangiare l'abbiamo, ma ci serve una cucina".

Corriere dell'Umbria Mercoledì 2 Novembre 2016



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